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A proposito di sfortuna

December 1, 2017

 

Sono proprio sfortunato! Non me ne va bene una! Quel tizio porta una sfiga!

Quante volte sentiamo pronunciare frasi di questo tipo? Ma cosa c'è di vero sulla sfortuna. Cosa influenza le nostre vite? E' realmente una forza sovraumana a determinare il nostro destino?

 

 

E' ovunque intorno a noi e tentiamo di sfuggirle in ogni modo con rituali e gesti "scaramantici". Le imputiamo la maggior parte dei nostri mali e dei nostri problemi. Se la nostra squadra di calcio perde, è colpa sua. Se al lavoro ci licenziano, è colpa sua. Se incontriamo traffico e ci si buca la ruota della macchina, è sempre e solo colpa sua. E' la sfortuna! Compagna sleale di mille disavventure.

 

Quella di chiamare a sé i favori del destino è arte antica. Esistevano gli aruspici (l'aruspicina era l'arte divinatoria che consisteva nell'esame delle viscere (soprattutto fegato ed intestino) dotti chiamati ad interpretare le interiora di animali sacrificati per trarne segni divini e norme di condotta. "Homo faber fortunae suae" diceva il latino Appio Claudio Cieco.

Più recentemente Richard Wiseman nel suo libro "Fattore Fortuna" parla di modelli mentali inconsci delle persone fortunate: il primo è un atteggiamento ottimistico per creare eventi favorevoli, il secondo è un atteggiamento di accettazione degli eventi accaduti. Wiseman, in sostanza, pensa non solo che siamo in grado di attrarre eventi favorevoli col giusto approccio, ma che in sostanza siamo noi che attribuiamo ad un evento un'interpretazione. L'accadimento di per sé, per Wiseman, è neutrale. Il vero segreto, dunque, sta nella capacità di interpretarlo, nel saper cogliere a proprio vantaggio le potenzialità e le risorse in tutto ciò che accade e questa capacità è dentro di noi.

I fattori importanti che Wiseman ha individuato nei "baciati dal destino" sono: sfruttare le occasioni favorevoli, cambiare le proprie abitudini, ascoltare di più il proprio intuito, pensare che le cose sarebbero potute andare peggio; guardare il futuro con ottimismo. 

 

D'altronde recentemente ricerche in campo medico confermano quanto dimostrato da Wiseman. Ad esempio il dottor Soresi sostiene che “il pensiero ci fa guarire o ammalare”, ovvero, che la forza di volontà o la paura verso qualcosa hanno un potenziale enorme nel decidere le conseguenze delle nostre vite. Soresi dice: "«La nostra salute dipende da un network formato da sistema endocrino, sistema immunitario e sistema nervoso centrale e nell’encefalo c'è l’interruttore in grado di accendere e spegnere le patologie non solo psichiche ma anche fisiche». Interessanti, da questo punto di vista, anche le ricerche e gli esperimenti di Bruce Lipton.

 

 

Ma allora la fortuna esiste o no?

 

Comunemente noi pensiamo alle cose che accadono come al casuale susseguirsi di eventi collegati tra loro da nessi di causa-effetto. Questo, ovviamente, ci fa credere fermamente nel fatto che, se faremo qualcosa, otterremo qualcosa di conseguenza. Se mangio un panino, ad esempio, lo masticherò, lo ingoierò, inizierò la digestione e tutte le fasi connesse al nutrimento. E se nel panino c'è qualcosa che mi provoca allergie? Il nostro corpo reagirà gonfiandosi, infiammandosi e via di seguito. Fatti del tutto conseguenziali, giusto? 

E se vi dicessero che non è così? O, almeno, che non è così e basta?

Abbiamo mai valutato l'effetto retrocasuale degli eventi? Ovvero che eventi futuri possano condizionare reazioni nel presente o, addirittura, nel passato?

Ebbene, questo è quello che succede comunemente nel microcosmo, al livello delle particelle che compongono ogni cosa. L'elettrone, per intenderci, è una particella e dobbiamo sapere che le risposte delle particelle possono essere anticipative, ovvero, assumono un comportamento in relazione ad eventi che devono ancora accadere. Si "predispongono".

Alcuni esperimenti interessanti confermano che questo atteggiamento viene "trasportato" anche nel macrocosmo. Nel 2005, Tressoldi e i suoi collaboratori descrivono esperimenti da loro effettuati che mostrano come la frequenza del battito cardiaco reagisca allo stimolo prima che lo stimolo stesso venga determinato. Anche McCarty, Atkinson e Bradely in “Electrophysiological Evidence of Intruition” evidenziano forti risposte anticipatorie a stimoli futuri dei parametri elettrofisiologici del cuore. Che il cuore sappia già cose che noi ancora non sappiamo? Forse è per questo che si dice "và dove ti porta il cuore"...

 

Nessuno dice, però, "và dove ti porta la cute", eppure nel 2003 Spottiswoode e May, nell’ambito del programma di ricerca del Cognitive Science Laboratory, hanno replicato gli esperimenti di Bierman e Radin (Bierman e Radin, 1997) che mostrano un aumento statisticamente significativo della conduttanza cutanea 2-3 secondi prima della presentazione di stimoli a contenuto emotigeno. Tressoldi introduce l’ipotesi che i marcatori somatici (segnali emozionali) possano dipendere non solo dall’apprendimento, ma anche da flussi a ritroso dell’informazione.

 

Luigi Fantappiè ha condotto ricerche sulle qualità di anticipazione tipiche dei sistemi viventi che avvalorano l’ipotesi di effetti retrocausali associati al sistema neurovegetativo. I sistemi viventi, concluderà, si nutrono di sintropia, ovvero di onde anticipate di energia che si muovono a ritroso nel tempo, dal futuro verso il passato. Secondo Fantappiè, il sentimento di vita è una proprietà intrinseca della sintropia in quanto le onde anticipate sono convergenti e portano ad assorbire energia ed informazione. Per Fantappiè le onde anticipate agirebbero innanzitutto tramite il sistema nervoso autonomo e prenderebbero la forma di sentimenti ed emozioni. 

 

Di più. Nel 1963, Lorenz scoprì l’esistenza di un attrattore che venne poi chiamato "attrattore caotico di Lorenz": questo attrattore, che non è altro che un intervento sintropico nell'entropia (ricerca di un ordine nel disordine) porta le perturbazioni microscopiche ad essere enormemente amplificate e ad interferire con il comportamento macroscopico del sistema. Lorenz stesso descrisse questa situazione con la celebre frase: “il battito d’ali di una farfalla in Amazzonia può provocare un uragano negli Stati Uniti”. Pensate cosa potrebbe succedere ad una nostra preoccupazione che entra in contatto con un tale attrattore, ad esempio il pensiero "l'esame mi andrà male"; potremmo, senza volerlo, determinare il crollo dell'intera scuola! 

Secondo King, di questo apparente caos si alimentano i processi della coscienza. Inserendo nei sistemi “caotici” degli attrattori (sintropia) si generano, come mostrato da Mandelbrot, figure complesse e allo stesso tempo ordinate, note come frattali, capaci di riprodurre, spontaneamente e incredibilmente, forme presenti in natura quali, ad esempio, la forma del cervello, dei polmoni e dei bronchi, della stessa organizzazione neuronale, del sistema circolatorio umano, ma anche delle piante, delle foglie e dei fiori, dei coralli, etc. La vita, si può concludere (e assieme a lei la stessa coscienza e tutto ciò che attraverso di essa viene scaturito), esiste grazie alla possibilità di costringere e legare elementi entropici ad elementi, o atteggiamenti, sintropici.

 

 

La sfortuna è questione di... intrecci!

 

Un ultimo dato che proviene direttamente dagli esperimenti di fisica quantistica che ha a che fare con l'entanglement, ovvero quella capacità di due particelle (o sistemi) di rimanere legate, o meglio "intrecciate" tra loro una volta entrate in contatto. L'entanglement ci insegna che gli accadimenti sono connessi tra loro in modo indissolubile, e questo nonostante lo spazio e il tempo che li divide. L'entanglement, cioè, dipende dallo stato di ciascun sistema, anche se essi sono spazialmente separati. Viene a volte reso in italiano con il termine "non-separabilità". Esso implica la presenza di correlazioni a distanza tra le quantità fisiche osservabili dei sistemi coinvolti, determinando il carattere non-locale della realtà in cui vivono le particelle subatomiche.

Anche i neuroni sono particelle, che formano disposizioni ordinate, detti chunk per richiamare concetti alla memoria. Dunque è del tutto plausibile che i nostri pensieri siano collegati in modo non-locale con il microcosmo intorno a noi, in modo da richiamare avvenimenti di carattere positivo o negativo a seconda di una nostra predisposizione. Possiamo, come si fa dalla notte dei tempi, dare forza a queste predisposizioni con amuleti e rituali, legando ad essi i nostri chunk più ottimistici e costruttivi. Potremmo moltiplicare in questo modo il loro effetto sul nostro ambiente.

 

Concludendo, si, possiamo dire che la fortuna, e la sua gemella sfiga, esistono e che proprio noi abbiamo una diretta responsabilità nel legarci a loro con complesse maglie di intrecci in grado di ricreare intorno a noi, attraverso la nostra coscienza e le nostre emozioni, realtà diverse..

In sintesi, siamo proprio noi che, costantemente, conformiamo il nostro futuro e facciamo in modo che accada in relazione a ciò a cui diamo valore, o su cui ci concentriamo. Qualcosa di simile alla "Legge di attrazione", di cui forse qualcuno avrà già sentito parlare. 

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